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14/02/2008

Reportage VIII Missione Sahara Verde a Mondo, Chad
di Sahara Verde

reportage

VIII missione Sahara Verde
Mondo, Chad.
Dicembre 2007- Gennaio 2008

La lettura del presente documento, arricchito dalle nostre foto, crediamo possa servire ad osservare meglio, la complessa e lontanissima realtà del tessuto socio-culturale ed economico del villaggio di Mondo -nella Regione del Kanem in Ciad- dove noi quattro volontari (Federico, Gabriele, Stefano ed Ivana) siamo stati dal 23/12/07 al 14/01/08 per partecipare alla VIII Missione del Progetto Sahara Verde realizzato dall'Associazione Pane & Rose.
Parte del presente elaborato è il risultato di una raccolta massiccia di informazioni in loco e di un lavoro di traduzione ed analisi di alcuni scritti che ci sono stati forniti da alcune "figure chiave" particolarmente attive nella vita del villaggio. Appena rientrati dalla nostra missione abbiamo pensato di ripartire proprio dai loro input per tentare di dare ancora voce a questi amici conosciuti a Mondo nonché per condividerne qui con voi l'esperienza.

Buona lettura!
Scritto e redatto da Ivana Dama e Stefano Giovannotti
Foto di Gabriele Tosto

Viaggio a Mondo

Il primo grande villaggio del progetto Sahara Verde , scelto anche come base logistica, è MONDO con 4.000 abitanti, situato a circa 270 Km dalla capitale N'Djamena e a 42 Km da MAO, capoluogo della regione del KANEM. Dopo vari viaggi, incontri, assemblee, con i saggi del villaggio, gli insegnanti, i tecnici della gestione comunitaria dell'acqua, le autorità locali, siamo riusciti a definire gli interventi da fare e i relativi costi per dare al villaggio l'autosufficienza idrica, alimentare ed sanitaria, a promuovere micro attività di cooperative, e ad avviare la forestazione contro la desertificazione con un vivaio autogestito e la piantumazione di almeno 1 albero per ogni abitante per 2 anni ( ogni villaggio un bosco diceva Thomas Sankara ). Nel luglio 2006 sono stati perforati da una ditta locale i primi tre pozzi a circa 46 metri di profondità e il primo è stato chiamato AISHA.

La spedizione per l' VIII missione di Pane&Rose parte il 23 Dicembre 2007 da Roma e prevede:
l'utilizzo di volontari dell'associazione per eseguire i lavori, l'acquisto in loco dei materiali, dei mezzi e i trasporti, nonchè la raccolta di tutte le informazioni ed i dati atti a creare un database di costi ed in generale a limitare le spese già elevate la costruzione in muratura di un abbeveratoio 10 mt x 2 mt e una recinzione con rete metallica di 450 mt di area da destinare all'agricoltura (orto, vivaio) in funzione di un incentivo notevole per il mercato locale, il monitoraggio degli impianti già realizzati e dei contatti esistenti, la raccolta di informazioni e materiale audio/video temi: sanità, scuola, educazione, donne, la sensibilizzazione delle comunità locali ai valori dell'associazione sulla cooperazione e sullo sviluppo.
La situazione generale del Chad è particolarmente delicata in questo periodo per quanto riguarda il riconoscimento della presidenza in corso, con bande di ribelli armati che attendono di invadere la capitale per impedire l'arrivo di soldati Francesi. La guerra con il Sudan, la corruzione radicata, i movimenti poco trasparenti delle organizzazioni internazionali, rendono il nostro arrivo e l'atmosfera dei primi giorni abbastanza tesa. Troviamo nella disponibilità e la gentilezza della Vice Console Italiana dott.sa Ermanna Favaretto Delacroix sicura assistenza e ripetuti aggiornamenti.
L'ospitalità delle conoscenze già esistenti in Chad si rivela da subito degna della fama di cui godono i fratelli africani e italiani (la famiglia di Tom a N'Djamena, la Vice Console, Djilbert a Mondo). Djilbert in particolare dimostra fin da subito di essere una vera guida del deserto, acuto aperto e capace; si rivelerà come migliore contatto da mantenere come referente e come realizzatore. I 17 giorni passati a Mondo scorrono rapidissimi per tutta l'equipe: le condizioni climatiche,i lavori e i briefing, la relazione diretta con le realtà locali e la sana empatia spingono a rincorrere il tempo sempre tiranno quando si hanno molte cose da fare. Rimandando l'analisi dei temi affrontati e delle informazioni raccolte, anticipiamo alcuni traguardi raggiunti nella sensibilizzazione sociale sull'aiuto internazionale, sullo sviluppo economico e sulla figura delle donne nella realtà locale. Il monitoraggio dei villaggi circostanti e la riunione finale nella Moschea di Mondo (alla quale erano presenti donne e giovani) concludono la nostra sosta nel deserto lasciando giusto il tempo per congedarci dalla Vice Console nella capitale e far rientro a Roma il 14 Gennaio 2008.

Generale economia
Il villaggio presenta una realtà economica pressocchè inesistente.
Come in tutte le aree della fascia sub-sahariana, qualsiasi attività agricola è fortemente ostacolata dal processo di desertificazione devastante e dalla mancanza di acqua potabile accessibile. La presenza di campi coltivati, incontrati lungo il tragitto ma sempre più sporadici con l'avvicinarsi alla zona desertica, risultano essere praticamente inesistenti in tutta l'area comprendente Mondo.
La poca vegetazione esistente, al contrario, è letteralmente assediata dal bestiame selvaggio e al pascolo di equini, caprini, bovini, ovini, camelidi i quali ,con non poche difficoltà, rimangono la prima fonte di sussistenza, di commercio e quindi di rendita per tutte le comunità.
Anche la produzione di piccola manifattura (terracotte, argille, legno, lavorazione dei tessuti) esistente ma sottovalutata, fatica ad essere risorsa valida considerando le condizioni in cui lavora e la ristrettezza del mercato a cui è rivolta. Nonostante le difficoltà, il piccolo commercio risulta avere un'importanza economica e sociale notevole ed evidente.
Il "mercato degli animali", evento domenicale che attira a Mondo centinaia di persone dai villaggi circostanti e da Mao (la città più vicina capoluogo del dipartimento) rappresenta quindi una risorsa fondamentale se non l'unica per l'economia di tutta la regione.
Per il mercato di Mondo gli interventi di Pane & Rose in loco (VI missione) avevano già dotato la zona di una pompa manuale per la raccolta di acqua potabile, avendo già considerato l'importanza strategica che il mercato mantiene e la necessità di approvvigionamento di acqua di migliaia tra uomini e animali. Tra gli obiettivi di questa VIII missione, di conseguenza, erano inclusi la costruzione in muratura di un abbeveratoio 10 mt x 2 mt e una recinzione con rete metallica di 450 mt di area da destinare all'agricoltura.
Entrambe le strutture avrebbero preso l'acqua (teoria dei vasi comunicanti) direttamente dalla pompa già costruita, seguendo una discesa di un centinaio di metri di tubature. Obiettivo degli interventi: rendere il mercato di Mondo idoneo all'esigenza di migliaia di persone e al tempo stesso produttivo per tutta la comunità.

Logistica e opere
Nelle missioni precedenti Pane & Rose era intervenuta in loco finanziando la realizzazione di opere da parte di imprese e personale locale, contrattando i primi ed ingaggiando i secondi, seguendo lo svolgimento dei lavori, raccogliendo informazioni. La novità che questa missione in Chad, consiste nell'impiegare il personale inviato attivamente in loco, provvedendo in loco ai materiali, ai mezzi e ai trasporti, armare la base dell'abbeveratoio e murare la vasca, montare la recinzione a prova di animale e collegare le tubazioni per l'incanalamento dell'acqua.
Alcuni prezzi:1€ = 645fca

  • Camion, caricamento materiali, trasporto 530.000fca
  • Rete metallica ( h = 1.80 mt) rullo 25 mt 48.000fca
  • Paletti in ferro ( h= 2.00 mt) 2.750fca
  • Sacco di cemento (25 kg) 9.000fca
  • Carriola 26.000fca
  • Mattoni (fatti al villaggio) 75fca
  • Tubo PVC 125 (4 mt) 10.000fca
  • Ferro per armatura °10 4.500fca
  • Ferro per armatura °8 3.500fca
  • Ferro per armatura °6 2.000fca
  • Pale, picconi 2.500fca
  • Tenaglie 2.000fca

Non pochi problemi nell'incontrare un addetto ai lavori per conseguire i materiali ad un prezzo ragionevole ed affittare un camion che si rivelasse idoneo per affrontare un viaggio nel deserto di 250 km. In 5 giorni la spedizione lascia la capitale avendo già assicurato i materiali sopra il camion pronto a partire.
Il primo Gennaio 2008 Pane & Rose inizia lo scavo per l'abbeveratoio del mercato di Mondo, ben inaugurando un anno che prospetta di essere molto importante per l'associazione e per il Sahara Verde.
I lavori per lo scavo, l'armatura della base e la gettata in cemento per l'abbeveratoio non richiedono più di due giorni, cosicchè già in una settimana rimangono solo da murare i mattoni già costruiti e rifinire la vasca.

Dimensioni abbeveratoio: 10 mt x 2 mt x 60 cm
Proseguono intanto il posizionamento dei tubi per il raccordo dell'acqua e la costruzione della recinzione che, seppur semplice nel montaggio ma impegnativa e dispendiosa nello scavo, terrà impegnata l'equipe fino all'ultimo giorno disponibile.
Nonostante la prospettiva offerta di voler retribuire coloro che avessero collaborato con noi, abbiamo potuto fare affidamento solamente su di un operaio valido per tutto il tempo. La novità della nostra spedizione, il clima amichevole creato intorno a noi, l'umiltà e la grinta dimostrata nel lavorare sotto 40° di sole cocente, ha spinto però tutti i ragazzi ed i bambini del villaggio (a scuola chiusa) a seguire direttamente i lavori, partecipando, controllando i materiali e spesso lavorando manualmente insieme a noi. Un capitolo a parte richiede l'approfondimento della relazione creatasi tra la spedizione e le varie realtà della comunità: uomini, donne, giovani, bambini.
Grazie alla possibilità di operare individualmente quindi di seguire più lavori consecutivamente, Pane & Rose ha potuto provvedere anche alla riparazione di una pompa manuale situata nel quartiere Nord del villaggio, restituendo acqua a centinaia di persone costrette e camminare per ore per raggiungere la pompa fino ad allora più vicina.
Terminato il fissaggio della rete risultano già evidenti le migliorie apportate all'area e gli interventi ancora da attuare: l'abbeveratoio al lato del mercato è benedetto da tutti i mercanti di animali e dagli utenti della regione; in più risulta un naturale centro di raccolta degli animali stessi che così facendo evitano di sostare dove gli uomini circolano con le mercanzie e commerciano alimenti.
La recinzione potrà ospitare, una volta irrigata e preparata a dovere, piantagioni di ortaggi e alberi da frutto che, in quanto protetti dalla razzia degli animali selvaggi, potranno essere risorsa economica importante per tutta la comunità.
A questo punto rimane solo la pompa manuale che rifornisce le due strutture da rendere idonea all'esigenza: considerando un utilizzo periodico e non dispersivo, la pompa dovrebbe pompare decalitri di acqua più volte alla settimana e permettere la scelta di indirizzare l'acqua a una o all'altra tubatura. Avendo predisposto la realizzazione di una vasca in muratura sotto la pompa, con tanto di finanziamento e progetto da realizzare da parte della comunità, la fornitura di una pompa solare in sostituzione della manuale risulta essere qui fondamentale.

L'importanza della comunicazione
Prima di questa VIII missione del Progetto Sahara Verde, il villaggio di Mondo non aveva ben chiari ne gli obiettivi ne il modus operandi dell'Associazione Pane & Rose arrivata li la prima volta nel luglio 2004 per realizzare pozzi d' acqua. Al nostro arrivo a Mondo, quasi subito ci è stato detto che la fase di sensibilizzazione avviata nelle missioni precedenti non bastava, per cui il suggerimento, era quello di cominciare proprio da essa; effettivamente, dopo pochi giorni trascorsi con gli abitanti del villaggio, ci siamo resi conto che quella sarebbe stata la chiave di volta per il successo della missione; per "farsi accettare" dalla comunità intera era necessario migliorare la comunicazione, farci conoscere, spiegare a tutti e tutte i motivi che ci spingevano ad essere li con loro, a lavorare per realizzare insieme qualcosa di utile, per poi lasciare un messaggio che fosse chiaro a ognuna di quelle persone adesso ed in futuro. Un messaggio di giustizia e di speranza per le generazioni future, per l'Africa.A questo riguardo,una frase ci è spesso tornata utile durante la permanenza al villaggio, quella di un illustre africano, Thomas Sankara, che pareva ci accompagnasse nel nostro viaggio. Sankara ribadiva spesso alla sua gente un concetto fondamentale che ci piacerebbe cominciasse ad essere realizzato dalle grandi come dalle piccole realtà che si occupano di aiuti allo sviluppo e di cooperazione:

L'AIUTO DEVE SERVIRE AD ELIMINARE L'AIUTO.
"Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare tutto"
O. Wilde

La parola AL TAW HIT in lingua Kanembou, la lingua parlata nella Regione del Kanem dove si trova il nostro villaggio, significa "L'UNIONE FA LA FORZA".
AL TAW HIT è il nome del gruppo di donne che fanno parte di un "groupement", di un'associazione, che abbiamo conosciuto e con la quale abbiamo interagito durante la missione per il progetto Sahara Verde.
Si dice spesso che le donne siano il motore dell'Africa, la sua forza eppure, proprio in questo continente, esse rappresentano la parte più vulnerabile e ricattabile. Troppo poco spesso ci si ferma invece con loro per cercare di cominciare a cambiare la dura realtà. Quasi mai si punta su di loro valorizzandone forza, capacità e determinazione. Il progetto Sahara Verde, già cosi ambizioso nella sua forma originaria, ha voluto invece, nella sua ultima missione, puntare in alto andando a scavare nella profondità di quella terra poverissima ma non solo per rendere più facile l'accesso all' acqua.
Per la dignità degli esseri umani non ci sono limiti ne confini.
Bisogna avere il coraggio di "non rimanere in superficie" ma d' andare oltre, a fondo nelle situazioni, per superare -insieme- le indifferenze e le differenze ed arrivare cosi a ciò che ci sembra irraggiungibile. Secondo noi è necessario e possibile lottare per cominciare a cambiare ciò che non ci pare giusto. Noi di Pane & Rose abbiamo deciso di farlo partendo da Mondo e da una parte importantissima e numerosa della sua gente: le donne.
I loro mariti sono costretti a lasciare il villaggio alla ricerca di un lavoro anche temporaneo. "Non c'è lavoro" a Mondo, l'economia è povera, di sussistenza li dove la terra ancora lo permetta, per cui per lavorare bisogna migrare talvolta verso la capitale N'Djamena più spesso verso il nord, a volte verso la Libia, meno spesso puntando all'Europa.
Le donne restano a casa, "non c'è lavoro" neanche per loro; la vita è dura per quelle che nascono qui. Una vita passata alla ricerca ed alla raccolta dell'acqua per se e per i tanti bambini da accudire ogni giorno senza alcun mezzo (in media ogni donna ha 6 figli), quasi sempre all'oscuro di ogni basilare regola di cura da applicare a loro stesse e per accudire bisogni dei loro piccoli. Le donne oltre che dell'acqua si occupano, in questa regione, anche della ricerca e della raccolta degli arbusti da ardere per accendere i loro rudimentali fornelli nonché di cercare- difficilmente riuscendoci- di avviare qualche piccola, quasi mai redditizia, attività economica che permetta loro di poter sopravvivere con dignità.
Avrebbero molta voglia e bisogno di parlare queste donne; sentono che se supportate potrebbero contribuire al progresso del loro villaggio. Vorrebbero avere la possibilità di contribuire, da vere protagoniste, al rilancio di qualche attività di tipo commerciale per il loro villaggio. Una volta che riusciamo ad interagire con loro, ci dicono che avrebbero bisogno di studiare per imparare la lingua francese, lingua veicolare che le permetterebbe di uscire dal buio dentro cui non vorrebbero più rimanere per essere anche loro parte attiva del cambiamento. Durante le riunioni "riuscite a strappare" con loro agli anziani della Comunità, le donne non più in tenera età ci ripetono continuamente che sarebbe molto utile far studiare le loro giovani, le tante madri-bambine cui viene negato il diritto alla conoscenza, allo studio, perchè costrette a sposarsi e procreare prima ancora che i loro corpi abbiano assunto sembianze di donna.
Al villaggio non ci sono spazi aggregativi per le donne come invece è per gli uomini che , per strada, in ogni momento della giornata,hanno la libertà di fermarsi a parlare; la Moschea del villaggio, ad esempio, è per questi prima luogo di incontro che di culto. In Ciad le donne possono parlare liberamente in pubblico tra loro solo in alcuni posti, come ad esempio al mercato che a Mondo c'è una volta alla settimana, la domenica. Nonostante questo, le donne di Mondo, soprattutto le anziane, trovano il modo per incontrarsi appena possono,magari nei pressi delle loro buie ed affumicate "cucine", a volte di sera alla luce della luna e delle enormi stelle che riescono ad illuminare meglio che le rare torce le deserte vie del villaggio.

La fase di Empowerment a Mondo
Quando abbiamo chiesto alle donne del villaggio quali, secondo loro, sarebbero potute essere le attività efficaci da avviare per far decollare nuove realtà economiche attraverso il loro coinvolgimento, si sono a dir poco emozionate. Qualcuna si è commossa.Tutte hanno avuto enormi difficoltà nel rispondere a questa domanda, colte completamente impreparate rispetto al nostro interessamento per conoscere i loro bisogni più impellenti. Non capita spesso a queste donne che qualcuno si interessi a loro,figuriamoci poi ai loro sogni, ai loro progetti futuri.
Seppur a fatica, comunque, riusciamo ad ottenere da loro delle risposte importanti per noi per capire se e come potremmo sostenerle nelle loro richieste. Otre che manifestarci con forza le loro preoccupazioni riguardo all'alfabetizzazione dei giovani e delle giovani, ci fanno capire che la priorità ora è quella di individuare fonti alternative di reddito (attività di microcredito attraverso prestiti) attraverso il rafforzamento delle attività di tipo commerciale e di stoccaggio di prodotti agricoli (sorgo, manioca, datteri e oleaginose in generale) o di avviamento di attività legate alla produzione dei bellissimi tessuti locali visto che qualcuna di queste donne sa già cucire e tagliare la stoffa. Hanno chiaro almeno quanto noi che la dignità è un concetto che ci appartiene tutti come esseri umani e che essa dovrebbe essere un bene comune dell'umanità ad ogni latitudine. Piace tanto anche a loro il concetto che bisogna cambiare la prospettiva con la quale si guarda al continente nero, cominciare a puntare sull'Africa che lavora perchè ovunque e sempre dignità è lavoro!

Donne in Moschea
Tra i momenti più significativi della nostra missione al villaggio Mondo sicuramente vogliamo ricordare quello che si è alla fine rivelato essere per noi "il giorno dei giorni", un venerdì speciale, il giorno di preghiera per i musulmani, in cui abbiamo tenuto la Riunione con la Comunità intera nella Moschea. Quel giorno, era l' undici gennaio, siamo riusciti a portare le donne di Mondo in Moschea, non solo, ma una loro rappresentante ha addirittura potuto prendere la parola per esprimere il parere delle donne di Mondo rispetto alla nostra presenza al villaggio ed, in generale, al progetto Sahara Verde. Con una folta delegazione di donne quel pomeriggio c'erano anche i giovani ed i bambini del villaggio che sin dall'inizio ci hanno affiancato nella realizzazione dell'abbeveratoio per gli animali nella zona del mercato e della recinzione per l'orto. Insieme alle donne, i bambini di Mondo sono stati davvero la rivelazione del progetto, il suo cuore pulsante che ci ha permesso, nei momenti più duri dei i lavori, di stringere i denti e continuare.
Sanità e Scuola (vedi scheda Rapporto Sanitario allegata)
Dobbiamo molto a Maina Seid; è stato lui il primo che fin da subito, al nostro arrivo al villaggio, ci ha aiutato a capire il contesto in cui stavamo per agire. Seid è l'infermiere di Mondo, oggi anche Responsabile del Distretto Sanitario della Regione. Ha 27 anni e come tutti anche lui ha un sogno che ci rivelerà poi costituire anche il suo più grande dilemma: riuscire a vedere finalmente migliore la qualità della vita delle popolazioni locali. Seid avrebbe potuto migrare, lasciare anche lui il suo villaggio natio per cercare un futuro migliore altrove ma alla fine ha deciso di restare per fare la sua parte. Lui che ha avuto la grande fortuna di studiare non se la sente di partire. Non riuscirebbe a dimenticare la sofferenza della sua gente. Per conoscere la situazione sanitaria in cui si trova il villaggio di Mondo ricorriamo a qualche dato sugli aspetti demografici e socio-culturali raccolto grazie ad uno studio del 2005 realizzato da Seid al termine del suo stage effettuato nella Delegazione Sanitaria del Kanem.
La popolazione totale di questo distretto al 2005 presenta un totale di 371.882 su una superficie di 44.500 km. La popolazione è composta da Kanembou, da Dazas e da qualche arabo. I primi costituiscono la maggioranza a Mondo; essi sono coltivatori stanziali di cereali e allevatori di piccoli pascoli. I Dazas sono degli allevatori nomadi che pare arrivino da Bornou. Ci sono poi minoranze Kredas, Toundjours e Peul, più sedentari, che vivono nella stessa regione sopravvivendo di allevamento e agricoltura come già accennato in precedenza. Il dottore ci fa notare come sia particolarmente difficile divulgare informazioni medico-sanitarie ai quattro lati del distretto: dove non arrivano i problemi di trasporto per raggiungere gli utenti (spesso distanti ore o giorni), arriva la disinformazione e un senso di sfiducia nella medicina da parte soprattutto delle tribù più isolate.

Le immagini descrivono le condizioni delle strutture sanitarie meglio di tutte le parole che potremmo scrivere qui sotto. Non stupisce come le campagne di vaccinazione massiva risultino imprese ardue e mai riguardano tutta a popolazione, ne tantomeno che le donne rinuncino a far seguire la loro gravidanza per vergogna o per onore.

La realtà risulta allarmante: gli insegnanti che provengono dal capoluogo non garantiscono le lezioni tutto l'anno (le classi minori sono affidate a donne del villaggio); assente la differenziazione tra i vari livelli di istruzione; il tasso di scolarizzazione è molto debole in particolare tra le ragazzine a cui dai 14 anni è praticamente impedito di continuare gli studi per ragioni legate alla tradizione e alla religione che non tollera che in età procreativa le giovani donne affianchino i ragazzi tra i banchi di scuola.L'istruzione è perciò "garantita" alle bambine fino ai 12-13 anni, dopo per loro solo la cura del focolare.

Villaggi limitrofi
Se gli interventi a Mondo lasciavano la sensazione di aver costruito qualcosa di buono e di veramente utile alla comunità, le impressioni che provammo durante la ricognizione dei villaggi circostanti non furono altrettanto ottimistiche ne positive. In una giornata il nostro Djilbert ci guida a visitare una decina di villaggi per conoscere i relativi saggi, valutare le varie realtà e riflettere sugli interventi. In linea generale, parliamo di una regione di 100 km quadrati di quello che resta della savana prima di arrivare alle zone desertiche, permangono le stesse problematiche ed esigenze in tutte le realtà visitate. Ogni villaggio vanta una popolazione compresa tra i 200 ed i 500 abitanti e sopravvive con piccole coltivazioni (a seconda delle stagioni), rado allevamento e piccola manifattura; nelle valli naturali che esistono tra le dune (lontane spesso chilometri dai villaggi) resistono obsoleti pozzi pastorali che, con un sistema primitivo di carrucole, forniscono l'acqua potabile necessaria al fabbisogno di tutti. La maggior parte degli abitanti che vivono quotidianamente questi insediamenti sono donne, bambini e anziani; gli uomini capaci sono costretti ad abbandonare il villaggio per cercare lavoro altrove e provvedere al fabbisogno delle loro famiglie senza poterle crescere ne vivere.
- Nessun villaggio possiede alcun impianto di estrazione dell'acqua.
- Un solo villaggio dispone di una scuola ma gli insegnanti non assicurano le lezioni in assenza di acqua potabile.
- In 2 villaggi esiste una scuola coranica.
- Il distretto sanitario della regione è quello di Mondo (vedi articolo e foto!).
- Tutte le richieste avanzate dalle rappresentanze locali per affrontare le emergenze idriche e sociali non hanno ricevuto risposta.

La situazione è grave e piuttosto delicata se vogliamo affrontare tutte le problematiche riscontrate. Mantenendo fede ai valori della nostra associazione, ma anche confidando nel già ambizioso progetto Sahara Verde, le valutazioni sugli interventi elaborate dalla spedizione indicano chiaramente la necessità di dotare ognuno di questi villaggi di una pompa manuale per l'estrazione dell'acqua e quella di formare del personale tecnico itinerante e preparato per le varie emergenze (Djilbert).

Conclusioni

"Non c'è pace senza giustizia"!

La costruzione della Pace è un esercizio lento e difficilissimo ma non per questo non deve essere praticato. Ne eravamo convinti prima del nostro viaggio in Chad, lo siamo ancora di più oggi che siamo rientrati da questa avventura. L'aver osservato da vicino ci è stato utile per riuscire a fare i conti, di persona, con quella realtà che pure è viva, che pulsa e che con orgoglio domanda riscatto.
L'Africa che abbiamo vissuto noi, quella di Omar, Djilbert, Mme Chef, Onnur, Fatima e tutti gli altri amici conosciuti a Mondo non implora carità ma solo la possibilità di potersi guadagnare il proprio posto nel mondo dove ogni essere umano ha diritto alla sua felicità.

fine

A presto.