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11/02/2009

Relazione OPENDAY for SAHARA VERDE
di Sahara Verde

Lo scorso 8 febbraio, presso l'agriturismo "Il Casale", a pochi passi da Casalpalocco e dal Parco Archeologico di Ostia Antica ( e non presso la nostra sede sociale causa recente sfratto subito da tutto il centro sociale "Luciano Antolini"), gli attivisti di Pane&Rose si sono dati un nuovo, importante appuntamento per continuare la Strada dell'Acqua cominciata con il Sahara Verde nel 2001.
Nonostante la pioggia battente che in tutta la penisola non dava tregua da settimane, in fondo, si sentiva, tutti speravano, che il sole, per quella occasione, non avrebbe mancato l'appuntamento, un nuovo momento insieme per rinvigorire il Progetto di Cooperazione "Sahara Verde" che come Associazione di Solidarietà Internazionale stiamo portando avanti in Africa.
Quella passata, una domenica d'inverno come tante -eppure- unica per noi attivisti dell'Associazione, una riunione voluta per ripartire carichi soprattutto di nuove energie, fondamentali, per rafforzare il progetto idrico convinti, ora più che mai, che "Insieme si può fare".
La giornata è cominciata con i saluti del Presidente dell'Associazione Pasquale Ranghelli che ha subito introdotto il suo intervento riportando l'attenzione dei partecipanti alle sfide che ci aspettano,citando Thomas Sankara quale ispiratore originario del nostro progetto Sahara Verde e ricordando gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (in allegato "Un saluto ai Partecipanti"); una volta terminati i saluti, Pasquale ha poi lasciato la parola alle immagini e alle voci dei testimoni della IX Missione del Sahara Verde, ad oggi la più lunga che Pane&Rose ha realizzato in Ciad e dalla quale i volontari Federico Luciani, Ivana Dama e Bruna Serio sono rientrati da poco ( Reportage completo sarà pronto entro fine mese, Fotoreportage già disponibile, 15 foto selezionate sono in mostra in sala, la rivista mensile Finis Terrae di febbraio riporta il reportage di Ivana e le foto di Bruna ).
Molto sentita la partecipazione degli intervenuti della mattinata che presi dai racconti dei protagonisti, hanno presto cominciato a fare domande per poi lasciarsi prendere da stimolanti "considerazioni ad alta voce" che hanno davvero coinvolto tutti.
Diverse le presenze importanti intervenute durante la mattina che, con naturale entusiasmo, prendendo la parola, hanno arricchito la giornata contribuendo alla sua riuscita.

Tra i nostri "special guests" che vogliamo qui calorosamente ringraziare sperando di averli ancora al nostro fianco nella "Rivoluzione dell'acqua":
Enrico Fontana, ecologista e consigliere Regione Lazio,
Luigi De Paoli, teologo, appena rientrato dal Vertice di Bélem in Brasile,
Alberto La Volpe, giornalista ed attivista per i diritti del Popolo Palestinese,
Giancarlo Innocenzi, assessore all'Ambiente del XIII Municipio di Roma.

I Gruppi del Sahara Verde
Breve premessa

Sin dal primo momento i neonati gruppi di lavoro sono stati concordi sulla metodologia di lavoro da adottare nell'associazione, un'azione comune che metta al centro trasparenza e partecipazione delle forze in campo senza disperdere i preziosi contributi e le risorse umane impegnate fino ad oggi. Per il futuro, naturalmente, quanti vorranno unirsi a noi saranno i benvenuti.

-Gruppo Comunicazione/ Raccolta Fondi
-Gruppo Scuola
-Gruppo Tecnico- Scientifico
-Gruppo Realizzazione e Logistica (per le future missioni in Chad)
-Gruppo Cineforum-Libroforum-Paeseforum, Segreteria

Alla ripresa dei workshops del primo pomeriggio, i presenti si sono divisi nei diversi gruppi di lavoro guidati dai soci più addentro al progetto nell'ottica di una "ristrutturazione" dell'organico di Pane&Rose per il Sahara Verde che ci vede in azione – per ora- in Ciad.
Vista la metodologia del workshop della Open Day Sahara Verde e la comunanza di temi ed obiettivi, questa volta i gruppi Scuola e Comunicazione-RF hanno lavorato insieme accorpando i due tavoli. Una volta riepilogata brevemente ai nuovi partecipanti la mission dell'Associazione, nonché avendo fatto un giro di presentazione per i nuovi arrivati, abbiamo proceduto con il fissare una data Evento/"Start up"che potesse rappresentare e, perché no, inaugurare la nuova fase del Progetto Sahara Verde attingendo dalla grinta ed i buoni propositi di alcune "new entries" dell'Associazione. A maggio ( ma la data è da definirsi) realizzeremo allora uno spettacolo di sensibilizzazione sul tema : "L'acqua negata" che sarà diretto ed interpretato da una nuova amica del Sahara Verde insieme alla sua compagnia teatrale.Un momento che vorrà essere, tra Ostia e Roma, sia di sensibilizzazione alle nostre attività che un evento di raccolta fondi per poter continuare la strada dell'acqua nella fascia del Sahel. Ci impegneremo tutti sin da subito nella ricerca di un teatro che vorrà ospitarci.
Intanto, è in preparazione il nuovo DVD ricavato dai materiali audio-video dell'ultima Missione in Ciad per cominciare a diffondere nelle scuole (e non solo) il nostro progetto, oltre che per iniziare il tour negli Istituti e nelle Biblioteche tra Roma e Napoli dove Pane&Rose è già conosciuta.
Approfittando delle preziose competenze dei nuovi attivisti "venute in soccorso" al Sahara Verde, presto procederemo con la modernizzazione del sito internet e con la revisione dei materiali cartacei finora utilizzati da Pane&Rose.

In alcune scuole tra Roma e Napoli abbiamo già avviato degli interventi per presentare ad alunni e genitori i materiali prodotti durante l'ultima missione del Sahara verde, organizzando dibattiti e mostrando il materiale fotografico raccolto . Dal 5 al 9 maggio inoltre, parteciperemo all'evento dal titolo: Afrika! Africa! che si svolgerà al Palalottomatica di Roma; pensiamo di essere presenti con un tavolino e i nostri materiali e i gadgets con l'obiettivo di entrare nella tanto decantata rete di associazioni del terzo settore e di cui anche noi abbiamo bisogno per lavorare al meglio nella logica del networking sociale e culturale.
Come gli altri due anche i gruppi tecnico scientifico e della logistica si sono riuniti ad uno stesso tavolo per procedere insieme al workshop del pomeriggio. Si è partiti entrando subito nel vivo delle attività con un brain storming dei partecipanti al fine di evidenziare gli obiettivi da perseguire a breve.
Dal dibattito interno si evince con forza l'urgente necessità di intervenire secondo i punti qui di seguito elencati:

  • organizzando un gruppo di ricerca ad hoc per potenziare le capacità di empowerment sul campo durante le future missioni per la strada dell'acqua;
  • delineare gli obiettivi generali che riguardano il lavoro dei due gruppi e le priorità dei loro interventi;
  • individuare i Referenti per l'organizzazione di questa parte tecnica del progetto .

Come primo obiettivo si ritiene necessaria una maggiore fruizione della documentazione di tutto quello che è stato fatto fino al momento attuale per il Sahara Verde; a breve si individueranno i volontari che provvederanno ad aggiornare l'archivio di cui si dispone già al fine di poter facilitare la ricerca del materiale a chiunque voglia collaborare in questa fase. Per il suddetto riordino dell'archivio probabilmente gli incaricati saranno:Pasquale Ranghelli e Stefano Giovanotti. L' obiettivo principale della sezione tecnica del progetto in questo momento appare a tutti l'immediata suddivisione delle aree di ricerca nei gruppi di lavoro al fine di approfondire la conoscenza generale sui temi chiave per poi decidere sugli interventi prioritari da attuare.
Le aree di lavoro previste da questo gruppo di lavoro sono:

-Area di ricerca materiali e tecnologie sostenibili
-Area di ricerca Desertificazione e Riforestazione
-Area di ricerca Idro-geologica
-Tracciato della strada dell'acqua ad Ovest di Mao e ad Est di Mondo
-Disegni dettagliati delle prossime realizzazioni

Dal confronto tra i partecipanti emerge immediatamente che per quanto concerne il gruppo di lavoro tecnico- scientifico è urgente avviare le ricerche in maniera coordinata sui temi d'interesse e approfittando della preparazione e della professionalità dei nuovi collaboratori, analizzare in tempi rapidi le informazioni raccolte per capire come realizzare al meglio le nuove fasi tecniche del nostro progetto.
Al momento risulta ben chiara a tutti la direzione da intraprendere per continuare la strada dell'acqua, ossia procedere con:

-il completamento di Mondo come centro logistico del progetto in Ciad (forno, asilo, laboratorio acque, magazzino pezzi di ricambio, locale sociale, parco giochi, casa dell'ospitalità, torre d'acqua e serbatoio, manutenzione impianto Unicef.. ) e sugli interventi di riforestazione e di avviamento delle microattività della regione del Kanem(lavoro delle donne, costituzione di piccole cooperative);

-il proseguimento della Strada dell'Acqua in direzione di Mao ( Ovest )

-il proseguimento della Strada dell'Acqua in direzione di Abumagal ( Est )

Si sottolinea inoltre l'importanza di definire un sistema di replicabilità degli interventi, ossia di un format che ci permetta di affrontare le situazioni dei vari villaggi con lo stesso schema di operazioni.

Conclusioni lavori dell'Open Day for Sahara Verde

Tante sono le cose da fare insieme per accelerare la strada dell'acqua, molte fortunatamente le nuove forze scese in campo per cominciare a lavorare al progetto; tanto abbiamo fatto dal 2001, tanto ancora è nelle nostre intenzioni continuare a fare per migliorare la vivibilità e la partecipazione delle popolazioni autoctone di quelle aree depresse della fascia saheliana.
Ripartire potenziando l'organizzazione dell'Associazione costituisce un passo "obbligato" ora che dopo anni di sforzi e grossi sacrifici degli attivisti di Pane&Rose che hanno aperto la strada, finalmente, siamo usciti da Mondo, il primo villaggio del Ciad da dove eravamo partiti affinché tutti abbiano accesso all'acqua potabile, primo diritto umano universale. Domenica 9 il tempo al "Il Casolare" è veramente volato tanto che non ci si è nemmeno resi conto che la giornata volgeva al termine; i gruppi si sono dati presto un nuovo appuntamento desiderosi di trasformare le parole ed i bei ragionamenti in azione efficace.

Buon lavoro e in bocca al lupo!

Pane&Rose Onlus


Roma, 8 febbraio 2009
Un saluto ai Partecipanti

Cari amici,

grazie per essere qui oggi, domenica, altrimenti dedicata al riposo, agli affetti trascurati durante la settimana ma anche alle mode festaiole.
Infatti l'attuale crisi globale, appena iniziata, richiede di svegliarci, di impegnarci e di contrastare la direzione perversa che la civiltà umana persegue a danno di molti e a beneficio di pochi privilegiati. Lasciamoci guidare dai Diritti Fondamentali dell'Uomo, approvati e proclamati dalle Nazioni Unite: Statuto delle N.U., Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e tutte le successive Dichiarazioni e Convenzioni. Certo, questi documenti non sono applicati, ma rappresentano comunque una svolta nella Storia dell'Umanità finora violenta e prepotente, e quindi la nostra unica e ultima speranza per una convivenza planetaria nelle giustizia e nella fraternità. Non ci servono le ideologie, le religioni, i dogmi, ecc. che hanno finora prodotto divisioni, guerre, ingiustizie e ci hanno consegnato un mondo di sofferenze terribilmente rappresentato nel nostro manifesto del 1993 in testa a questa pagina.
Ecco, noi ci siamo svegliati nel 1993 con questo incubo opprimente e non vediamo politiche nazionali o internazionali che cerchino di contrastarlo con i fatti, ma solo con attività conferenziera, mediatica e beffarda tipo l'impegno degli 8 Obiettivi del Millennio preso solennemente dai Governanti mondiali durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2001, un anno dopo l'adozione della Dichiarazione del Millennio.
Oggi siamo a metà percorso temporale ma molto lontani dal raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio perché dai proclami non si è passati all'impiego delle risorse economiche, scientifiche e tecniche disponibili ma utilizzati per altri obiettivi esattamente contrari a quegli 8 proclamati: armamenti, speculazioni finanziarie, sfruttamento delle risorse naturali, esaltazione del consumo e del superfluo. L'argomento è troppo ampio per trattarlo oggi, ma almeno Vi citiamo qui di seguito i famosi 8 Obiettivi del Millennio in parola:

OBIETTIVO 1: ELIMINARE LA POVERTA' ESTREMA E LA FAME

OBIETTIVO 2: ASSICURARE L'EDUCAZIONE PRIMARIA UNIVERSALE

OBIETTIVO 3: PROMUOVERE LA PARITA' DI GENERE E L'AUTONOMIA DELLE DONNE

OBIETTIVO 4: RIDURRE LA MORTALITA' INFANTILE

OBIETTIVO 5: MIGLIORARE LA SALUTE MATERNA

OBIETTIVO 6: COMBATTERE L'HIV/AIDS, LA MALARIA ED ALTRE MALATTIE

OBIETTIVO 7: GARANTIRE LA SOSTENIBILITA' AMBIENTALE

OBIETTIVO 8: SVILUPPARE UNA PARTECIPAZIONE MONDIALE PER LO SVILUPPO

Frattanto, nel disinteresse pressoché totale e senza farne memoria come per altri drammi storici ( Olocausto, Hiroshima, Sabra e Shatila, le stragi degli Ugonotti e degli Indios americani, ecc ),

· 30.000 persone vengono uccise ogni giorno ! ( 10 torri gemelle al giorno ! )
· e 5 miliardi di persone hanno una vita difficile !

Da questo siffatto panorama, nel 2001, nacque in noi l'idea del " Sahara Verde" per i 150 milioni di persone della fascia saheliana.
"150 milioni di persone, nella fascia del sahel, non hanno accesso all'acqua potabile. Per questo abbiamo avviato il progetto della Strada dell'Acqua, dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso.
Per creare un'efficace barriera alla desertificazione, far nascere una terra verde, ricca di risorse alimentari, e procurare un futuro di salute, lavoro, socialità e dignità.
E per cominciare abbiamo scelto il Chad, al centro dell'Africa e un villaggio al centro stesso del Sahel, un villaggio che si chiama Mondo.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto. Visitate il sito di SAHARA VERDE e date il vostro contributo.
Rendere il Sahara un posto verde e fertile non è difficile.

Basta scavare 8.530 pozzi.
Uno ogni chilometro, tra l'oceano Indiano e l'Atlantico."
Questo dicevamo due anni fa in uno spot preparato per la diffusione nelle sale-cinema di Ostia.
A due anni di distanza di pozzi ne abbiamo realizzati solo 12 e il contesto locale, se possibile, è ancora peggiorato. I prezzi dei prodotti alimentari sono andati alle stelle, le condizioni materiali della popolazione sono ancora meno sicure e la coesione sociale sembra incrinarsi.
Ci sembra di essere di fronte ad un debito del quale non riusciamo a pagare neppure gli interessi. Un debito, quindi, che non si potrà mai estinguere.
Eppure è proprio in questo momento che riemerge la natura vera del progetto Sahara Verde: una splendida utopia, realizzabile.

Utopia
Già nel nome del progetto emerge il carattere visionario che lo ha ispirato. Non un piccolo intervento a favore di questa o quella comunità, che avrebbe ancora il sapore della solidarietà internazionale (potenzialmente utile, ma intrinsecamente fuori equilibrio) ma una prospettiva di giustizia.
E la giustizia o è uguale per tutti o, semplicemente, non è.

Realizzabile
Si, perché anche se nessuno di noi, forse, vedrà realizzato il progetto della Strada dell'Acqua entro il 2020, come le tecnologie ci consentirebbero, l'importante sarà riuscire a portare la questione all'attenzione del mondo, interessando quante più persone possibile.
Studiare il problema, individuare le soluzioni tecniche, realizzare i pozzi insieme con tecnici e operai locali, costruire le strutture per l'utilizzo dell'acqua, condividere successi e fallimenti con gli africani e, soprattutto, raccontare in modo interessante ed emozionante questi risultati, tutto questo significa perseguire l'obiettivo.
Anche se i pozzi sono per ora pochi e sappiamo con certezza che i pozzi saranno sempre troppo pochi dobbiamo con tenacia portare avanti questa rivoluzione culturale permanente.

La vera natura del Progetto SAHARA VERDE è politica e culturale
Questo è ciò che differenzia le attività di Pane e Rose da quelle delle altre organizzazioni, istituzionali o non-governative, che operano nella fascia saheliana e sub-sahariana.
Noi abbiamo l'ambizione di aiutare la popolazione locale ad innescare un processo di crescita e di più completa definizione delle loro comunità, attraverso un percorso che parte dall'acqua (cominciamo dai fondamentali, se gli esseri umani sono composti per circa il 70% d'acqua, da dove altro cominciare?) e attraverso la gestione collettiva di questa risorsa, arriva a migliorare le condizioni di vita personali, le relazioni interpersonali, i tessuti sociali.
Non si tratta di sola solidarietà, quindi, ma di un tentativo di ripristinare condizioni di partenza che abbiano almeno un livello minimo di parità.
Provate, se ne siete capaci, a sviluppare una civiltà, una cultura, una società avanzata, partendo dal fondo di una buca in cui siete stati cacciati dai violenti processi di impoverimento attuati da cinici, consapevoli gestori del potere economico mondiale.
E la strategia dell'impoverimento continua. Se nel nostro ricco mondo occidentale vasti gruppi di persone vengono ricacciati sotto la soglia della povertà, da una crisi economica che tutto è meno che un evento naturale e imprevedibile, tanto più questo si riscontra in quei territori già di per sé abituati alla mancanza delle più elementari risorse.
L'attuale crisi mondiale è un ennesimo risultato dell'utilizzo duro e spregiudicato del capitale contro il lavoro, finalizzato a ridurre sensibilmente l'area del benessere, espellendone fuori intere classi sociali tra le più deboli, le più prive di protezione, le più prive di voce.
Anche qui, nell'occidente opulento, l'acqua è stata espropriata ed ora appartiene a pochi Signori del Benessere che la distribuiscono solo a chi ha denaro per comprarla. I comuni italiani, per fare un esempio, sono stati obbligati per legge a privatizzare il servizio idrico e già oggi molti cittadini italiani, per godere del più elementare dei diritti, acqua pulita a sufficienza per le proprie necessità, trasferiscono risorse nelle mani di compagnie spesso straniere, molto interessate ad incassare le loro bollette, ma assai poco disponibili a gestire tutti gli altri aspetti del servizio (depurazione, smaltimento, distribuzione attraverso sistemi affidabili, ecc).
La guerra dell'acqua, dunque, è già scoppiata senza essere stata dichiarata. E ci vede tutti coinvolti. Ma noi non vogliamo combatterla cercando di uscirne vincitori e saccheggiando il bottino a scapito di qualcun altro. Lasciamo questa visione violenta delle relazioni sociali a quelli che sanno affermare la propria esistenza solo negandola agli altri. Noi vogliamo vincere la guerra dell'acqua restituendo questo diritto a tutti gli esseri viventi, umani e non umani, di questo pianeta.
E' una delle priorità di questo inizio di millennio e sappiamo che i diritti, una volta affermati, vanno necessariamente estesi a tutti gli esseri umani, altrimenti non sono diritti.
Ora è il momento di incrementare il nostro impegno in Chad proseguendo lungo la Strada dell'Acqua appena iniziata.
I nostri obiettivi a breve, entro il 2009, sono:
· proseguire fino a Mao,
· completare Mondo,
· iniziare ad andare verso Est.

I nostri obiettivi entro il 2010:

· arrivare al confine con il Niger,
· proseguire verso Est.

La velocità di avanzamento sarà condizionata dalle risorse umane e quindi oggi dobbiamo contarci, e dalle risorse economiche che riusciremo a raccogliere dalla gente, dalle aziende e dalle istituzioni.
C'è molto lavoro da fare ed insieme si può fare !

Buon lavoro !

Pane e Rose